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Palafitte di Fiavè

  • Foto Palafitte di Fiavè
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Nella zona limitrofa al comune di Fiavè ha sede un'importante area naturale protetta, istituita nel 1988 e della superficie di 140 km quadrati: il biotopo Fiavè, dal 2011 dichiarato Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO assieme alle altre 110 località costituenti il sito che l'istituzione ha dedicato alle palafitte dell'età preistorica presenti nella zona alpino.

Il luogo era già noto fin dal XIX secolo per la sua importanza archeologica, ma fu soltanto a partire dalla seconda metà del secolo scorso che degli scavi mirati portarono alla luce gli incredibili resti di insediamenti umani di epoca preistorica, situati nel bacino di un lago esistito diverse migliaia di anni addietro. La torbificazione del luogo ha permesso la conservazione di eccezionale qualità di una varietà di reperti archeologici; sono stati rinvenuti ben sette diversi centri abitati appartenenti a differenti epoche di stazionamento.

Il più antico è collocato temporalmente nel periodo tardo Neolitico-Eneolitico, approssimativamente attorno al III millennio a.C; esso era situato su di un'isoletta presente nell'antico lago Carera, e constava di diverse piattaforme basate su tronchi posti sul fondo del lago.

È però il secondo insediamento ad avere importanza fondamentale, potendosi distinguere in esso almeno due nuclei distinti risalenti al periodo Bronzo Medio (circa 1400 a.C.): mentre il primo è stato rinvenuto sulla terraferma, l'altro è invece una palafitticola.

Sono stati inoltre rinvenuti i resti di una palafitta appartenente allo stesso periodo, la cui base prevedeva pali di circa dieci metri costruiti principalmente in legno d'abete e piantanti nel lago per una profondità di circa 4-5 metri.

I tre insediamenti successivi risalgono all'età del Bronzo antico e medio, e di essi resta una selva di pali, costituenti supporto per le palafitte, conficcati in quello che era il bacino lacustre.

Il sesto insediamento appartiene anch'esso all'età del Bronzo medio (XIV secolo a.C. Circa) e costituisce i resti di un intero villaggio abbandonato a causa di un devastante incendio che lo distrusse; ciò che è sopravvissuto sono soltanto le parti sommerse ed i reperti archeologici finiti in acqua.
L'ultimo insediamento, più recente di pochi secoli rispetto alle strutture precedenti e databile all'età del Bronzo recente (XIII sec. a. C.), marca decisamente la fine delle costruzioni palafitticole attraverso il rinvenimento di una massicciata di sei metri di larghezza proveniente da un villaggio (di cui non resta traccia) situato su di una collina limitrofa, il Dos dei Gustinaci.

Nella stessa area vi sono diverse testimonianze dell'età preistorica, quali suppellettili e attrezzi da lavoro. È stata la stessa torba a mantenere pressoché intatti questi oggetti, permettendo in epoca molto recente l'apertura dell'affascinante museo delle palafitte di Fiavè.

È di recente apertura il nuovo Museo delle palafitte di Fiavè. La struttura è costruita su due piani e presenta un'ampia varietà di testimonianze archeologiche degli insediamenti; degna di nota è la presenza di un contenitore, battezzato “Tazza di Fiavè”, il cui simbolo è entrato a far parte del gonfalone della città.



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