Estate in Val di Fassa

Quell’anno avevamo deciso di trascorrere le nostre vacanze estive nel  cuore delle Dolomiti: la Val di Fassa. Situata all’estremo Nord del Trentino a confine tra la Provincia di Bolzano e quella di Belluno, la Val di Fassa, dalle notizie apprese su Internet sembrava l’ideale luogo per noi amanti della tranquillità e del contatto con la natura, poichè è un territorio  ricco  di risorse naturali; proprio adatto a quelli come noi a cui piace fare  attività tranquille come semplici, rilassanti e distensive passeggiate.

 

Siamo un po’ amanti del fai da te, almeno per quanto riguarda i viaggi, per cui, senza ricorrere all’agenzia viaggi, cominciammo ad informarci sui sette comuni che compongono la Val di Fassa (Canazei, Campitello, Mazzin, Pozza, Vigo, Soraga e Moena) per cercare un posto adatto per pernottare. Da alcune immagini che avevamo reperito in rete avevamo visto come si trattasse di piccoli borghi gioiello, molto piccoli ed incastonati nella cornice paesaggistica delle Dolomiti.

 

Scegliere di dormire ci ha messo di fronte all’imbarazzo della scelta. Potevamo optare per un hotel, ma anche per un appartamento o un residence. Abbiamo fatto le prime telefonate per Canazei ma, come poteva quasi essere prevedibile, essendo il centro più rinomato, abbiamo trovato tutto occupato.

 

Senza mollare abbiamo fatto più e più tentativi fino ad arrivare ad un hotel a Campitello di Fassa che ci ha stupito anche perchè aderisce al progetto Fassalandia: le strutture aderenti a questo programma garantiscono servizi a misura di bambino con spazi a loro dedicati e per noi con prole al seguito sarebbe stata, questa, una vera manna dal cielo. Abbiamo scelto un hotel che offriva tranquillità e contatto con la natura incontaminata e selvaggia.

 

Il giorno prestabilito, in automobile siamo arrivati. E’ stato bello, noi che provenivamo dal Sud, attraversare tutte le regioni d’Italia e vedere il paesaggio mutare fino a trovarci in uno scenario tutto particolare e davvero incantevole che è quello delle Dolomiti. Siamo anche rimasti stupiti del fatto che le indicazioni stradali sono molto dettagliate quindi siamo arrivati senza particolari problemi. Naturalmente in Hotel siamo stati accolti benissimo: l’atmosfera era intima ed accogliente e sembrava di essere a casa! In reception abbiamo ritirato brochure, mappe e depliants degli enti turistici locali in modo da fare un programma per i giorni successivi.

 

Anche se dai cataloghi informativi ci siamo resi conto che spostarci in autobus sarebbe stato fattibile abbiamo preferito girare in automobile. Per noi appassionati di natura ed anche un po’ ecologisti è stata una scelta un po’ sofferta perchè certamente in auto avremmo contribuito all’inquinamento ma eravamo in vacanza e non volevamo proprio rinunciare alla libertà di movimento. Il primo giorno abbiamo girato proprio per Campitello di Fassa cominciando a familiarizzare con il paese e la gente che ci avrebbe ospitato per la settimana successiva.

 

E’ incredibile come siano felicemente coniugate in questo paese, tranquillità e vivacità: da un lato nessun rumore per strada (qui non si sa cosa significa sentire un clacson strombazzare ed inoltre i residenti locali si spostano molto a piedi o in bici) ma dall’altro tanta gente al supermercato, dal giornalaio, dal panettiere. Già per una golosa come me queste distese di pane e panini di ogni tipo è una festa per gli occhi e per il palato. Infatti la mia prima tappa è stata proprio lì per un po’ del tipico pane di segale. La gente del posto è ospitale a dispetto di quanto avevamo sentito in alcuni racconti.

 

Per quanto il paese sia moderno ed abbia delle stazioni sciistiche molto all’avanguardia (chiuse ovviamente data la stagione!) comunque si percepisce che è un borgo caratteristico e che ha una tradizione pastorale ed agricola.

 

Non siamo dei grandi esperti ed appassionati di storia dell’arte ma non potevamo non visitare le varie chiese (anche perché poi monumenti effettivamente non ce ne sono): La Chiesa della Madonna della Neve del XVI sec., la Chiesa di San Floriano, costruita nel 1500 e la Chiesa di Sant’Antonio del XV secolo. Qualche affresco ben conservato ed un’atmosfera molto austera.

 

Il nostro tour per i borghi della Val di Fassa è proseguito nei giorni successivi. Avevo letto che Mazzin aveva solo 500 abitanti. Mi aspettavo un paese fantasma, spopolato e invece tra residence, hotel e ristoranti è talmente vivace! Le stradine erano popolate di turisti. Ai piedi di quello che abbiamo poi scoperto si chiama Monte del Catinaccio, abbiamo fatto una bella passeggiata inebriandoci dei profumi dei boschi. Non lontano siamo andati a fare un’escursione al Lago Antermoia. Fino ad un certo punto ci siamo spostati in auto poi a piedi lungo i sentieri che comunque sono ben segnalati. E’ stata un po’ dura (comunque l’altitudine si fa sentire) ma ne p valsa la pena per la spettacolarità del lago. I bambini sono rimasti a bocca aperta. L’acqua del lago è talmente limpida che vorresti berla. Sembra quasi di stare in un mondo incantato! Abbiamo visitato in passato altri laghetti di montagna ma questo è davvero sensazionale e penso che anche d’inverno, con paesaggi innevati, dia il meglio di sé. D’estate abbiamo assistito ad un’esplosione di colori naturali. Scendendo siamo ripassati per Mazzin e se non fosse stato per mia figlia non ci saremmo accorti di Casa Battel, una sorta di maniero rustico (che ricorda un po’ i castelli rurali delle favole dei fratelli Grimm). Un po’ abbandonato, meriterebbe di essere valorizzato.

Su tutti i cataloghi che avevamo spulciato avevamo letto di questa zona come luogo che accoglie la minoranza etnica dei Ladini. In realtà si percepisce ben poco e la full immersion nella cultura, nella lingua e nell’arte locale dovrebbe essere più “full” proprio per percepire di più il valore di questa minoranza. Noi come turisti in realtà abbiamo vissuto la standardizzazione e l’omologazione di alcuni servizi turistici e ricettivi. Abbiamo letto che era possibile visitare il Museo Ladino di Fassa, nel comune di Vigo di Fassa, un  tipico museo etnografico, allestito in modo da ripercorrere le varie tappe storiche della Valle ma dopo un rapido consulto familiare abbiamo deciso di non visitarlo ( e forse abbiamo sbagliato!)

 

E per il cibo? A me non piacciono i formaggi ma mio marito ha gradito molto i formaggi tipici di malga. Un giorno si è avventurato ed è andato a comprarli direttamente nelle aziende agricole, dagli allevatori. Ne abbiamo fatto una scorta anche per riportarlo in città. Ho assaggiato delle varietà di speck artigianale completamente diverso da quello che arriva nei supermercati (consiglio di comprarlo in macelleria). Per il resto, non essendo la prima volta in Trentino per noi, giocavamo sul sicuro su sapori che conoscevamo come appunto i salumi ed il pane di segale per esempio. Abbiamo assaggiato dei ravioli con un ripieno di spinaci ed erba cipollina. Ci hanno detto che è un piatto tipico della zona, il cui ripieno varia da paese a paese. Abbiamo anche mangiato strudel a volontà ma buono come quello del panificio a Campitello di Fassa non ne abbiamo più trovati.

L'autore: EasyTrentino
etadmin
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