Alla ricerca del mistero in Val di Sole

Dopo essere andati nei giorni precedenti alla scoperta delle leggende e di luoghi speciali della Val di Non, un nuovo itinerario pieno di emozioni ci aspetta. Oggi ci dirigiamo alla volta della Val di Sole, essa è ubicata a ridosso della Val di Non nella zona nord-occidentale della provincia di Trento.

 

La valle è percorsa dal fiume Noce, meta di appassionati come me di sport fluviali. Ho scoperto il rafting diversi anni fa alla fine del liceo con alcuni amici. Anche allora la meta fu la Val di Sole con il fantastico percorso del fiume Noce. Oggi coinvolgerò la mia compagna in un’emozionante discesa tra rapide e tratti meno impetuosi lungo il percorso del fiume.

Sarà il suo battesimo di discesa su gommone attraverso una natura selvaggia e mozzafiato.

 

Nel tragitto che ci conduce a Monclassico dove è previsto l’imbarco, la tranquillizzo spiegandole  che la discesa che andremo a fare è alla portata di tutti. Inoltre il percorso avverrà con il supporto di una guida in massima sicurezza.

 

Arrivati, ci rechiamo emozionati al punto di ritrovo del centro rafting. E’ una bellissima giornata, l’aria all’ombra è pungente e comunque l’avventura ci aspetta. Veniamo forniti di una  tuta in neoprene, un caschetto, un impermeabile e naturalmente di un giubbotto salvagente. Ci fanno inoltre un veloce corso teorico sull’utilizzo delle attrezzature. Il nostro equipaggio è formato da otto persone, compresa la guida, ci sono due ragazze, una coppia con un bimbo di dieci anni e noi due.

La guida ci spiega che andremo a solcare le onde del fiume Noce nel tratto che va da Monclassico a Caldes. Dopo aver socializzato con il resto dell’equipaggio diventiamo finalmente i protagonisti nella conduzione del gommone armati di pagaie e grande spirito di avventura.

In questo periodo, nonostante sia piena estate, viste le copiose piogge dei giorni precedenti, il fiume scorre impetuoso e forte della sua fragorosa potenza.

 

Dopo le ultime raccomandazioni da parte della guida ci apprestiamo a discendere il Noce con l’adrenalina che sale ai massimi livelli. Il corso d’acqua ci trasporta in un progressivo crescendo di emozioni attraverso un percorso suggestivo. La vista delle gole boschive e spumeggianti per l’impeto dell’acqua, ci avvolge in uno scenario unico di una natura incontaminata. Le emozioni e l’adrenalina hanno lasciato ormai il posto all’agire esperto e cordinato delle nostre pagaiate e grazie alla forza della corrente siamo quasi a valle. Dopo otto chilometri di discesa l’arrivo a Caldes ci lascia un bagaglio di emozioni e di ricordi di una natura ed un paesaggio spettacolari. Dopo una doccia calda ed un saluto alla guida ed al resto dell’equipaggio decidiamo di trascorrere una serata a Caldes.

Questo paese è situato nella parte bassa della Val di Sole, circondato da numerosi frutteti. Si ritiene che in questo paesino esistessero dei bagni termali, serviti da un’antica fonte di acqua calda, da cui forse deriva il nome della località.

 

Arriviamo in paese nel pomeriggio inoltrato e non possiamo fare a meno di notare tre campanili che svettano nella parte centrale di Caldes. Nella zona a margine invece intravediamo un castello dalle origini antiche e da una leggenda inquietante. Sorge sulla sponda sinistra del Noce e si pensa venne edificato intorno al 1200. La grande Casa-Torre duecentesca ha degli interni ben mantenuti con soffitti a volte, sale affrescate e rivestimenti in legno che creano un’atmosfera affascinante ed al tempo stesso misteriosa.

Oggi è utilizzato dalla Provincia Autonoma di Trento in parte, per eventi e mostre temporanee. Su di esso aleggia una leggenda dagli aspetti romantici, però resi tristi da eventi e racconti popolari velati di mistero. Si narra infatti che fu teatro di una toccante tragedia, che vide come protagonista la figlia del castellano.

Il padre Rodemondo per impedire che la figlia Olinda andasse in sposa al menestrello di corte Arunte, che non possedeva titoli nobiliari, la rinchiuse nella piccola stanza della torre a cui si accedeva con una scaletta in legno. In questo angusto e freddo ambiente Olinda trovò la morte per amore e gli affreschi che ancora oggi si possono ammirare si narra fossero i suoi. Si racconta inoltre che alcune sere si scorga da una piccola finestra della torre una luce flebile di candela e la figura a mezzobusto di una donna dai lunghi capelli sciolti.

 

Dopo aver cenato per accontentare la mia compagna ci recheremo nei pressi del Castel Caldes per vedere se stasera Olinda farà capolino dalla finestra della sua prigione. E’ ormai notte fonda quando decidiamo di fare rientro alla base ed una splendida luna piena ci accompagna illuminando a giorno questi luoghi ricchi di storia e di mistero.

L'autore: EasyTrentino
etadmin
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