Viaggio alla scoperta delle leggende della Val di Non

Il giorno del nostro arrivo a Cles, ci accoglie la pioggia di un temporale estivo con tuoni e lampi. Con la mia compagna andiamo alla ricerca, senza l’ausilio del navigatore, del B&B prenotato su internet la settimana prima. Fa freddo ed i 30° che abbiamo lasciato a casa sono ormai un lontano ricordo.

 

Cles è situata su un altopiano a 650 mt di altitudine al centro della Val di Non. Abbraccia la sponda occidentale del lago di Santa Giustina, creato con lo sbarramento del fiume Noce e si trova inoltre all’imbocco della Val di Sole.

 

La scelta di soggiornare in questa cittadina è strategica per chi come noi desidera visitare le due valli con una comoda base logistica. E’ il luogo ideale per tutti quelli che sono intenzionati a scoprire le ricchezze dei paesaggi, del floklore e della vacanza rigenerante.

 

Lasciati i bagagli usciamo dalla camera e con immenso piacere ci accorgiamo che la pioggia ha abbandonato il paesaggio. Il cielo azzurro fa la sua comparsa ed il sole torna a splendere mostrando la bellezza di questo luogo nella sua vera essenza.

 

 

La vista dall’altopiano su cui è situata Cles è di una bellezza unica e spiccano in modo particolare le Dolomiti del Brenta. Siamo circondati inoltre dal verde dei frutteti dove si coltivano le mele della Val di Non, molto apprezzate per il loro sapore. Decidiamo di lasciarci trasportare dall’istinto e di visitare Cles ed i suoi dintorni. Ci incamminiamo alla scoperta del paese e su indicazione della proprietaria del B&B ci dirigiamo verso la piazza dove sorge il Palazzo Assessorile.

 

Appassionati di arte rinascimentale non possiamo fare a meno di ammirare l’imponente facciata del Palazzo, addobbata da merli, caditoie, bifore gotiche e feritoie e nella parte bassa l’importante portale d’ingresso a forma di arco gotico, sovrastato da un grande stemma della casata dei Clesio. Non distante dal palazzo troviamo l’antica chiesa della Pieve dell’Assunta, ricostruita in stile gotico-rinascimentale e ci concediamo una breve sosta per ammirare l’interno e scattare qualche fotografia. La giornata volge al termine e la stanchezza per il viaggio inizia a farsi sentire, pertanto decidiamo di rientrare alla base per darci una rinfrescata e poi lasciarci tentare dai sapori della cucina del luogo. Dopo cena ci dirigiamo verso il maniero di Castel Cles, che dalla sua posizione domina le sponde del lago di Santa Giustina e che di notte con la flebile illuminazione rievoca spaventose e inquietanti leggende del passato.

 

Si racconta che le streghe della vallata si riunissero all’interno del castello tuti i sabati allo scoccare della mezzanotte prima di trasferirsi alla volta del monte Roen per compiere riti sabbatici. Sulla scorta di queste leggende e considerando che è  sabato sera, ci lasciamo trascinare dalla nostra passione per il paranormale e dagli studi universitari  di antropologia della mia compagna. Arrivati a destinazione, restiamo affascinati dall’ambientazione notturna creata dai proprietari del Castel Cles. Infatti hanno fatto realizzare un gioco di luci che rendono ancora più misterioso con l’arrivo della notte l’aspetto del maniero. Ci posizioniamo poco distanti dall’entrata in attesa della mezzanotte. Purtroppo il castello non è visitabile e gli eredi della casata custodiscono i segreti e le leggende che su di esso si narrano. Noi comunque non demordiamo e aspettiamo con curiosità l’ora delle streghe.

 

Le luci che si rispecchiano sul lago rendono il paesaggio notturno gotico e affascinante. Sarà per il buon vino bevuto a cena oppure per la suggestione, le nostre conversazioni diventano d’improvviso sempre più demenziali, un’elettricità pervade i nostri corpi, le cose normali non esistono più e l’anormale ha preso il loro posto. Incapaci di reagire e bloccati da una forza invisibile assistiamo inermi allo scoccare della mezzanotte ad una danza di luci che s’innalzano da una delle torri del maniero. Il giorno seguente al risveglio ci rendiamo conto che siamo rientrati nel mondo normale ed il ricordo della sera precedente resta inciso nella memoria come un avvenimento fuori del comune. Diamo la colpa all’ottimo vino ed alla facile suggestionabilità e dopo un’ottima colazione ci prepariamo per una nuova escursione.

 

Oggi visiteremo il lago Tovel e su richiesta della mia compagna approfondiremo le storie che su di esso si narrano. Ci avviamo verso il paesino di Tuenno alla volta del lago di Tovel, situato all’interno del parco naturale Adamello-Brenta, la più vasta zona protetta del Trentino.

 

Arrivati in prossimità del lago posteggiamo la macchina e armati di zaino, pedule, bastone e macchina fotografica a tracolla ci dirigiamo verso le sue sponde. Arrivati sulle rive del lago la vegetazione che lo costeggia si confonde con il colore delle sue limpide acque che hanno una tonalità che va dal verde intenso al blu. La leggenda  che si celava dietro l’arrossamento delle acque nel periodo estivo fino agli anni sessanta, dava luogo ad una atmosfera di mistero. Il fascino comunque resta e la leggenda che si narra sulla vera causa della colorazione del lago ci riconduce alla storia della principessa Tresenga. Si narra che a seguito della guerra tra il regno di Ragoli ed il regno di Tuenno, la causa che scatenò lo scontro fu il rifiuto di Tresenga figlia dell’ultimo re di Ragoli di divenire moglie di Lavinto re di Tuenno.

 

Si racconta inoltre che le rive del lago furono testimoni del feroce scontro tra i due regni e che Tresenga morì per mano del re di Tuenno. Le acque del lago da allora si colorano del sangue versato dai combattenti. La leggenda narra inoltre che nelle sere d’estate Tresenga venga a sedersi sulle rive  a piangere per la sua gente. Dopo aver trascorso una giornata intensa intorno a questo lago decidiamo di soffermarci per la notte sulle rive ad aspettare che Tresenga si faccia vedere e che le si possa dare conforto e pace.

L'autore: EasyTrentino
etadmin
Appassionati del nostro territorio, abbiamo raccolto e pubblicato i racconti che ci avete mandato.
http://www.easytrentino.it